Siete di Cremona? Tutti la conosciamo come una città tranquilla tutto sommato, o almeno così appare, poiché in realtà, se volete andare oltre alle apparenze, si possono trovare casi molto interessanti, ed io sono qui proprio per questo. Qui nel nostro blog ho deciso di farvi conoscere alcune storie che hanno sconvolto Cremona e le sue province, sia per informare ma soprattutto per dare voce a chi non è più qui, a chi ha sofferto e a chi è stata spenta la vita troppo presto. Questo è Crimini Vicini ed oggi parleremo del primo caso di questa serie.
Via Fatebenefratelli, ore 10:10: l’esplosione di una violenza inaudita
È il 24 gennaio 2018, ci troviamo nel quartiere Zaist di Cremona in via Fatebenefratelli. Sono circa le 10 del mattino e nella palazzina situata al civico 1A sta per accadere ciò che nessuno si sarebbe mai aspettato. Wu Yongqin, un uomo cinquantenne di nazionalità cinese e Chen Aizhu, donna di quarantasei anni, erano due coniugi, vivevano proprio in quell’appartamento popolare situato nella periferia di Cremona. Può sembrarvi tutto normale, ma ciò che vi racconterò vi sconvolgerà.
(Nella seguente foto Wu Yongqin e la foto della palazzina dove tutto è successo – fonte dal web)

Parte tutto da un futile motivo. Wu Yongqin non voleva per nessun motivo far ritorno in patria, ma essendo il suo passaporto scaduto avrebbe dovuto rinnovarlo al consolato di Milano. L’appuntamento però era saltato e di questo lui incolpava la moglie. Quel mercoledì mattina assieme ai due coniugi c’era anche un bambino di 3 anni, Wen Yun Je, che era stato affidato alla donna da una sua amica che per motivi lavorativi non poteva occuparsi di lui, ed era presente anche il figlio dodicenne della coppia, che secondo le ricostruzioni, sentendo la lite, si era rifugiato sulle scale interne del palazzo poco prima che la tragedia avesse luogo. Intorno alle 10:10 la situazione nella casa dei due coniugi sfugge di mano. Wu Yongqin impugna una mannaia da cucina, la donna, probabilmente cercando rifugio, scappa in balcone ma sarà proprio lì che suo marito porrà fine alla sua vita, prima con due colpi, uno alla testa e uno al collo e successivamente accanendosi sul volto e il busto della donna.
(Nella prima foto il balcone dove ha avuto luogo la tragedia, nella seconda Chen Aizhu la vittima – fonte dal web)

L’uomo non contento si scaglia con violenza sul bambino, definendolo in secondo luogo “Il figlio degli amici di mia moglie cattiva” con un fendente alla testa. La donna è morta sul colpo, mentre il bambino è stato portato in condizioni critiche all’ospedale Maggiore di Cremona dove purtroppo, dopo un’ora e mezza di agonia, si è spento.
Il ritrovamento del corpo e l’intervento delle forze dell’ordine
I vicini di casa, allarmati da rumori forti e urla, hanno subito allertato le forze dell’ordine che sono tempestivamente arrivate sul posto. Una volta entrati nell’appartamento al terzo piano del palazzo, i carabinieri si sono trovati davanti a uno scenario agghiacciante: la donna riversa a terra, già morta, in mezzo a una pozza di sangue, accanto a lei il bambino ancora agonizzante, mentre davanti ai due corpi si trovava proprio Wu Yongqin con ancora in pugno l’arma del delitto. I militari hanno subito disarmato l’uomo e lo hanno ammanettato e portato in caserma per tutti gli accertamenti, mentre per il bambino è stata subito chiamata un’ambulanza. Subito dopo l’arresto la polizia scientifica ha effettuato un sopralluogo campionando tutto. Ovviamente, subito dopo le dovute indagini, l’appartamento è stato transennato per preservare tracce e prove.
(Nella foto la polizia scientifica fotografa le prove – fonte dal web)

Il movente
Wu Yongqin, dopo essere stato interrogato per la seconda volta, ha riconfermato al GIP (giudice delle indagini preliminari) ciò che aveva già detto al PM (il pubblico ministero) subito dopo l’arresto, ovvero che il rapporto con la moglie era ormai diventato un litigio continuo sia sulla gestione del denaro che su quella del figlio dodicenne, ma l’ultima litigata, quella che poi ha portato alla tragedia di cui vi sto parlando, è stato come vi dicevo prima per un problema di passaporti. A seconda dell’uomo infatti la moglie non voleva andare al consolato di Milano entro il termine previsto. Lui stesso infatti ha ribadito più volte che non voleva tornare in Cina. L’avvocato dell’uomo in seguito ha dichiarato che Wu Yongqin è apparso molto collaborativo, ha ammesso le sue responsabilità, ma è sembrato che raccontasse il tutto come se fosse distaccato dai fatti, come se lui non avesse commesso questa atrocità. Pare però che tra i due coniugi, entrambi disoccupati (l’uomo però percepiva la pensione d’invalidità), ci fossero già da tempo molti screzi che spesso sfociavano in litigate molto accese. Lui infatti ha sempre sostenuto che la moglie lo trattasse male. Da quanto riscontrato sembrava provare un forte odio ingiustificato verso la donna.
Le genesi del male: i fattori scatenanti
È certamente da specificare che Wu Yongqin, ancora prima dei fatti, aveva già manifestato segnali che facevano pensare a un grave disagio psicologico. Non sto assolutamente giustificando il fatto di aver massacrato due persone, ma è molto interessante, almeno dal mio punto di vista, approfondire tutto ciò che riguarda la mente criminale. Nel 2017 l’uomo aveva tentato il suicidio, gesto che indica un importante disagio emotivo. Questo episodio fa già intendere che l’omicida aveva pensieri che non gli permettevano di vivere la vita in modo nitido e realistico. In secondo luogo infatti si è reso necessario l’intervento degli assistenti sociali che hanno cercato di intermediare a seguito di conflitti con i suoceri, segno che la situazione famigliare fosse già complicata al tempo. A Wu Yongqin, a seguito di questi episodi, era stato riconosciuta una situazione di isolamento sociale, un senso di umiliazione e svalutazione che lui percepiva dai suoceri ed in più gli era stata riconosciuta l’incapacità di gestire stress e conflitti in modo sano. Tutti questi campanelli d’allarme però non indicano infermità, poiché a seguito delle perizie psichiatriche richieste dal tribunale è emerso che al momento dell’omicidio Wu Yongqin fosse in grado di intendere e di volere, poiché il gesto non è stato provocato da un episodio psicotico ma da una volontà precisa di fare del male.
Verità processuale e ferite aperte: il punto sul caso
La corte d’assise di Cremona nel 2019 ha condannato l’uomo all’ergastolo. Nonostante la difesa abbia cercato di spingere sull’incapacità di intendere e di volere, la perizia psichiatrica ha disposto il contrario, anche se in seguito a Wu Yongqin è stata riconosciuta la semi-infermità. Ciò vuol dire che secondo i periti dopo l’omicidio la sua sanità mentale era andata a scemare e grazie a questo è riuscito ad ottenere il rito abbreviato ed è così passato dall’ergastolo ad una pena di 20 anni di reclusione. L’uomo purtroppo però ha scontato solo due anni della sua pena, poiché il 19 febbraio 2020 si è tolto la vita impiccandosi con le lenzuola nel carcere di Pavia dove era detenuto.
Ho deciso di trattare questo caso per primo proprio perché è stato quello che più mi ha colpito. Più cercavo, più trovavo informazioni sempre più contorte e interessanti sulla psiche dell’uomo. Vorrei ricordare ancora una volta che questo blog è stato scritto per ricordare le due vittime di questa tragedia: Wen Yun Je, il piccolo di tre anni che aveva davanti un futuro prosperoso ed a cui è stata stroncata la vita a soli tre anni, la sua colpa è stata essere il figlio degli amici della moglie, e anche Chen Aizhu, una donna che ad oggi avrebbe potuto godersi la vecchiaia se solo i segnali fossero stati colti in tempo. Il mio pensiero va a loro, le uniche vere vittime di questa storia.